Le saline di Veio presso Ostia Antica

Stampa di H. van Cliven, XVI sec.: Il Tevere e l’attracco fluviale presso il castello di Ostia

Già prima di Roma le saline erano sotto il controllo della capitale etrusca di Veio e fin dalle terre lontane della Sabina interna partiva e giungeva fin qui un percorso utile all’approvvigionamento del sale che soltanto nei secoli a venire assumerà il nome di via Salaria (fino a Roma) e via Ostiense (da Roma verso il mare); mentre un analogo tracciato correva, a partire da Roma, anche sulla sponda destra del Tevere e prendeva il nome di via Campana, dal nome del “Campus salinensis” verso cui era diretto.

Stampa di H. van Cliven, XVI sec.: Il Tevere e l’attracco fluviale presso il castello di Ostia
Stampa di H. van Cliven, XVI sec.: il Tevere e l’attracco fluviale presso il castello di Ostia

Veio, Ficana e Ponte Galeria

Ancora prima della fondazione di Roma una serie di insediamenti umani (inizialmente semplici villaggi di capanne) sorsero sulla prima dorsale rilevata a ridosso delle paludi costiere ed erano in comunicazione tra loro mediante un tracciato viario di primaria importanza per gli scambi commerciali nella fascia costiera del Lazio, (Latium Vetus): tali centri abitati erano Ardea, Lavinium (Pratica di Mare), Decima (forse l’antica Politorium) e, il più vicino alle saline, Ficana, il cui sito è stato individuato nella zona di Acilia-Dragoncello, sul Monte Cugno.

Ficana, della quale gli scavi degli ultimi decenni hanno rimesso in luce resti dell’abitato, delle mura e della necropoli, sorse in una posizione strategicamente importante alla prossimità al Tevere che, scorrendo alla base di Monte Cugno, poteva da qui essere agevolmente controllato in chiave sia commerciale che difensiva. Da questa posizione si poteva tenere sotto osservazione costante anche la prospiciente sponda etrusca del Tevere, la riva destra in cui persiste ancora oggi la valle del fosso Galeria, facile via di penetrazione nel territorio della nemica Veio.

Secondo il racconto di Dionigi di Alicarnasso, Ficana sarebbe stata distrutta una prima volta, insieme a Politorium e a Tellenae, dal quarto re di Roma Anco Marzio, nel corso delle sue conquiste in direzione del mare durante il VII secolo a.C. e la popolazione sarebbe stata trasferita sull’Aventino. Ripopolata due anni dopo da popolazioni latine sarebbe stata definitivamente distrutta, con l’abbattimento delle mura e l’incendio degli edifici superstiti. I resti archeologici testimoniano che nel corso del VI secolo a.C., dopo la conquista romana, l’abitato raggiunse la massima espansione, decadendo invece rapidamente tra il IV e il III secolo a.C., in corrispondenza con lo sviluppo di Ostium, fino alla scomparsa in epoca augustea. Gli scavi condotti a monte Cugno fin dagli inizi del secolo scorso hanno riportato alla luce un muro di cinta con delle abitazioni e una necropoli. Tra i materiali dei corredi funerari si trovano diverse anfore con alto collo, spalla pronunciata e ricca decorazione sia plastica che incisa, di una tipologia attestata esclusivamente nel Latium vetus nel corso del VII secolo a.C. Questi oggetti sono chiara testimonianza di una grande ricchezza e di una cultura materiale raffinata.

Pianta di A. Chiesa e B. Gambarini, 1744): Tevere, Strada delle Saline e Magazeno da Sale
Pianta di A. Chiesa e B. Gambarini, 1744: Tevere, Strada delle Saline e Magazeno da Sale

L’affermazione della “Pax romana” portò alla definitiva decadenza di Ficana come piazzaforte strategica e già dal II secolo a.C. al suo posto si svilupparono fattorie. Successivamente nel Medioevo il controllo delle posizioni dominanti lungo la grande via d’acqua per Roma tornò ad essere determinante. Una carta del ‘500 mostra sul sito di Monte Cugno la torre di Dragoncello mentre poco più a valle si ergevano, sulle due opposte rive, la torre di Dragona e quella di Buffalora (che nel nome ricorda probabilmente la sua ubicazione lungo la via di alaggio percorsa dai bufali). A protezione dell’attraversamento del Fosso Galeria si trovavano il castello di Ponte Galeria ed un’altra torre, più vicina al Tevere.


Stefano Lesti Stefano Lesti
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